roberto giusti

IL VIAGGIO VERSO L'ORIZZONTE


Nella pittura di Roberto Giusti


L'arte evocativa che Roberto Giusti ci propone irradia un senso di forza calma, sostenuta dall'uso costante di simboli che oltrepassano il tempo e l'individuo attraverso i propri valori archetipici. I soggetti interpretati dall'autore si rincorrono sui binari mai abbandonati del simbolismo ed i colori tenui che utilizza lasciano lo spazio necessario agli occhi ed alla mente per la calma contemplazione, condizione indispensabile per l'apertura verso significati alti e metafisici. Le tinte ed i tratti morbidi di Giusti donano infatti la possibilità e la serenità di sguardo necessarie per introiettare le allegorie presentate, lasciandosi dolcemente trasportare dalle correnti del simbolo, vero protagonista delle sue opere. È attraverso un immaginifico sentore di surreale che vengono qui aperti i nostri sensi, non più imbrigliati da iperrealismi che rischiano di chiudere la nostra percezione sulle cose e sul mondo. Ed è così, sempre con calma, che Roberto Giusti ci apre un luminoso spiraglio sul mondo dei simboli e della metafisica. Nell'opera intitolata LA TARTARUGA la figura dell'animale, emblema per l'appunto della lentezza e del procedere per gradi, viene utilizzata come allegoria dell'unione ermetica fra l'Alto e il Basso, divenendo simbolo dell'Uomo inteso come pontifex: un creatore di ponti che unisce il cielo e la terra, situato a metà strada fra di essi. Il carapace che la sovrasta, rotondo come il cerchio e simbolo di totalità e perfezione, si collega alla terra squadrata del piattone che la sostiene dal basso e, come un uomo ideale che si regge sul solido terreno aspirando alla volta celeste, la tartaruga avanza lentamente lungo la propria via, dove sa con certezza che incontrerà la propria trasformazione. Il tredicesimo Arcano Maggiore dei Tarocchi verso il quale si dirige con incedere graduale è infatti la Morte: antico segno di mutamento e passaggio caro a tutti i saperi iniziatici. Non è dunque una morte sterile quella a cui va incontro: è anzi una promessa di rinascita e trasmutazione. Nell'iconografia marsigliese del tredicesimo Trionfo per ogni testa che viene amputata dalla falce della nera mietitrice rinascono nuove mani e nuovi piedi: dalla morte dei falsi Io rinasce una capacità di azione in rinnovate direzioni, che divengono l'emblema di una trasmutazione alchemica avvenuta. Non è una morte fisica questa, ma interiore. E come l'ammiccante espressione francese petite mort, allude ad un arrivo che è in realtà può sempre essere un inizio. Una piccola morte: un breve senso di disorientamento, le palpebre chiuse per qualche istante e un soffio di quel fuoco bruciante su cui non si può mantenere lo sguardo ci spingono verso l'interno come la tartaruga nel suo carapace: in concentrazione ed isolamento, in un'apparenza di morte e stasi. Ma il vero stallo ed il vero dolore, sono qui già superati: dal momento in cui la testuggine ha spezzato il laccio delle paure e dei preconcetti che la tenevano legata, impedendole ogni forma di movimento ed evoluzione, è divenuta per la prima volta libera, pronta al cambiamento e alla conoscenza di se stessa. E quando infine, dopo i momenti di buio e confusione della prova iniziatica, gli occhi della tartaruga si riapriranno, con uno sguardo rinnovato si potrà rendere conto che esiste una direzione dello spazio che non aveva mai concepito prima. Sarà allora, quando girerà il proprio collo verso quell'orizzonte che si allontana ad ogni tentativo di avvicinamento, che potrà intuire la propria forma immortale, scolpita nella vera terra e spalancata verso il vero cielo: un'isola immota che dall'oceano indifferenziato ha osservato il processo del suo stesso divenire sin dai primi attimi, senza giudizio e con quella pace che solo l'assenza di tempo può consentire. Questi cieli e questi oceani, questi orizzonti sempre presenti nelle opere di Roberto Giusti ci rimandano proprio ad un senso di sospensione e di apertura verso lo sconfinato, l'irraggiungibile. Al loro interno la luce è onnipresente, ma il sole rimane sempre al di fuori della cornice visiva: si intuisce, sappiamo che esiste e che ci nutre del suo chiarore, ma non è manifesto e rimane così sempre estraneo alla nostra intelligenza razionale. Attraverso questo anelito al metafisico, all'immateriale e al simbolo la pittura di Roberto Giusti diviene dunque metafora di un eterno e luminoso viaggio verso l'orizzonte: un percorso privo di una vera fine e di un inizio, ove ogni morte è solo una trasformazione e lungo il quale ci lasciamo volentieri condurre dalla mano dell'artista, dalla sua naturale calma e serenità dell'animo.


                                                                                                   Fabio Pedrotti

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