Pitigliano “La Piccola Gerusalemme”

terra della libertà e dell’accoglienza

recensione di Pupa Garibba

roberto giusti

Quando ho avuto in mano il libro di Roberto Giusti e Giovanni Greco, già a partire dalla copertina ho pensato che mai titolo poteva essere più azzeccato. Nella fotografia come nella realtà Pitigliano, che è  chiamata la “Piccola Gerusalemme”, appare simile ad una visione, proprio come Yerushalaim: quando, bellissime, le due città iniziano a stagliarsi in lontananza, il visitatore percepisce che il viaggio in salita necessario per raggiungerle non è soltanto dovuto al fatto che esse sono state costruite su colline, ma perché entrambe – ciascuna a modo suo - si elevano spiritualmente.  Se Yerushalaim è la città più sacra dell’ebraismo, Pitigliano-Piccola Gerusalemme è “terra della libertà e dell’accoglienza” per aver ospitato,ovanni in aggiunta ad un  piccolo gruppo preesistente a partire dal ‘400, gruppi sempre più consistenti di ebrei nel momento in cui iniziò la triste era dei ghetti con le bolle antiebraiche di papa Paolo IV Carafa.  L’atteggiamento liberale degli Orsini nella Contea di Pitigliano, condiviso anche da altri piccoli stati semi-indipendenti situati tra Toscana e Stato della Chiesa, permise agli ebrei di ottenere e mantenere condizioni  che altrove non erano più consentite: dal libero esercizio delle loro pratiche religiose alla dispensa dell’obbligo di portare il segno distintivo; dalla apertura di numerosi banchi di prestito essenziali in ambienti rurali alla incondizionata differenziazione delle attività lavorative; dal possesso di case, di terre e di un cimitero con le particolari tombe a loculi scavate nel tufo alla possibilità di risiedere nei centri abitati senza alcuna separazione, quando i loro confratelli rinchiusi “nei serragli degli ebrei” erano condannati ad una miserrima esistenza, che a Roma durò più di trecento anni. Gli ebrei stabiliti nella “Piccola Gerusalemme” fecero in tempo a costruire, nel 1598, la loro bella sinagoga ad opera di Leone di Sabato di mestiere tessitore, e a fondare una scuola prima che nel 1604 avvenisse il passaggio della Contea dagli Orsini ai Medici. All’inizio la nuova signoria non fu tenera con la comunità locale, costretta a risiedere in un ghetto e a portare il segno distintivo imposto o tolto a seconda delle circostanze. In seguito, però, l’amministrazione granducale - per non perdere fruttuosi contatti commerciali con Livorno divenuto intanto porto franco - attenuò le restrizioni  attraverso un’ampia concessione di privilegi personali.. Questo nuovo atteggiamento agevolò l’incremento della presenza ebraica, favorito dall’arrivo a Pitigliano di membri delle piccole comunità locali che si erano estinte e di flussi di ebrei senesi, fiorentini e di varie parti dello Stato Pontificio.  La convivenza tra ebrei e cristiani continuò tra alti e bassi, ma senza grosse scosse e; quando la Toscana passò ai Lorena, la comunità di Pitigliano si avviò a raggiungere la sua massima prosperità, che coincise con l’ingresso di ebrei nel consiglio comunale. La totale parità dei diritti, raggiunta nel 1859, fu festeggiata con l’apposizione ai nuovi nati di nomi quali Garibaldi, Mazzini, Azeglio al posto o in aggiunta ai tradizionali nomi ebraici; la comunità locale ormai aveva raggiunto il 12-13% della popolazione complessiva.  Poi giunse il declino, della comunità ebraica ma non solo, con il trasferimento verso città più grandi di molti cittadini di Pitigliano, che però non persero mai il contatto con le loro radici. E’ bello e importante che questa storia sia stata ripresa e raccontata nel libro Pitigliano “La Piccola Gerusalemme”, terra della libertà e dell’accoglienza a cura di Roberto Giusti e Giovanni Greco; libro che opportunamente raccoglie gli interventi del grande convegno tenuto nel maggio del 2009 nell’auditorium della Banca Credito Cooperativo,  con il patrocinio della Provincia e del Comune di Pitigliano e sotto gli auspici del Grande Oriente d’Italia, che in questo modo ha voluto rinverdire i forti rapporti stretti con gli ebrei durante il Risorgimento. E’ bello e importante che l’idea di contribuire allo sviluppo della “Piccola Gerusalemme” come centro culturale sia nato dall’incontro di due amici come l’ex sindaco Augusto Brozzi e Roberto Giusti il quale, anche se vive lontano, ha sempre Pitigliano nel  cuore. Proprio nella parte più profonda del cuore, al pari delle famiglie Servi, Paggi, Bemborad, Sadun, Colombo le quali, pure sparse in tutta l’Italia e bene integrate in altre comunità, continuano ad essere molto fiere della loro provenienza.  

 

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Pitigliano “ La Piccola Gerusalemme
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