roberto giusti

IMBRIGLIARE MOMENTANEAMENTE L’INFINITO


La pittura di Roberto Giusti


Nell’accostarsi ad una tela di Roberto Giusti si vive una doppia emozione. La prima, molto tecnica, che a cascata si invera nella seconda, riguarda il piacere del tratto che pervade l’occhio di chi osserva. La seconda, necessariamente figlia della prima emozione, riguarda l’apertura di uno spazio da un punto di osservazione definito. Quasi che la persona abbia l’opportunità di imbrigliare momentaneamente l’infinito, lì di passaggio, “fotografato” dal pittore con la maestria di non chiudere la porta, di lasciare che l’emozione del film-vita sembri ancora scorrere.  Ma in realtà non è più così. Oggetti, cose, animali, simboli, troneggiano fermi in primo piano sullo sfondo di un “infinito-finito” che abitano ed interpretano. Lettura meravigliosamente visionaria e al contempo reale, concreta ed esoterica, cosciente di richiamare un mondo antico e perfetto che prepara un futuro deciso a non cedere i suoi capisaldi e a voler comunque vivere i sogni del quotidiano.  Roberto Giusti e la sua pittura non hanno bisogno dell’astratto o di tecniche vicine a movimenti di arte contemporanea tanto osannati come quello fluxus di George Maciunas e Yoko Ono o l’abuso della rappresentazione iconografica che ad esempio un Luigi Ontani fa con i suoi “tableaux vivants”. Il simbolo nella pittura ad olio di Giusti è tradizione che guarda ad un infinito fotografato ma mai immobile e perduto nella prospettiva del fermo-immagine.  L’emozione che tele come “la Valigia” e “Il Volo” restituiscono nella prospettiva qui tracciata è totale per un viaggiatore dell’anima che voglia recare con sé entrambi gli ingredienti per sopravvivere alla feroce modernità: un pezzo di storia e un lembo di futuro.


                                                                                                                    Antonello De Oto

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